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SENTIERI D’AMORE

Associazione Culturale Galleria Papini || 30 ottobre – 15 novembre 2026

Mostra d’arte di PATRICIA LEE NICHOLLS.
“SENTIERI D’AMORE”
Inaugurazione VENERDI’ 30 OTTOBRE ORE 18.00

Dal 30 ottobre al 15 novembre 2026
dal giovedì alla domenica
orario 17.30 – 19.30

Testo critico e presentazione dello storico dell’arte
MARCO TARSETTI
Arte come Jyotish.
I sentieri d’amore, luce e coscienza di Patricia Lee Nicholls.
«Non saprei dire se la mia arte sia un riflesso del mio spirito o viceversa, poiché non sono entità separate: l’una rispecchia l’altra.»
Cito questa frase, riprendendola da un suo testo biografico, poiché mi sembra la perfetta introduzione all’arte di Patricia Lee Nicholls.
Tale assunto emerge subito nell’opera più recente che si trova in mostra, il dittico concettuale This is Body / This is Soul, dove foto della quotidianità vanno letteralmente a formare il principio di unione di corpo e anima, che si staglia come un mantra.
Patricia dunque approccia l’arte unitariamente, rappresentando l’Anima e il Corpo uniti. Cosa rara nella nostra epoca, che iniziando dall’Ottocento e proseguendo nel Novecento, ha ormai drasticamente separato il corpo e lo spirito, scegliendo l’una o l’altra via.
Il percorso creativo di Patricia è in contro tendenza rispetto a questa modalità: ricca di studi legati alla spiritualità indiana ed orientale, e al contempo ben radicata nelle tradizioni occidentali (Patricia è studiosa e praticante di affresco e si è occupata di temi di iconografia femminile nell’arte antica), la sua arte nasce nel punto di incontro di queste tradizioni lontane ma in realtà collegate, poiché tutto afferisce all’umano, all’universale e al divino. L’arte di Patricia ha questa capacità di trasmettere pensieri di luce, profondità e consapevolezza universale al di là – o piuttosto grazie a – tutto l’universo di simboli che la permea: crogiolo sincretico che riunisce simbologie indiane, vediche, cristiane, con profonda consapevolezza dell’unitarietà dell’universo, attraversato dalla Luce che permea tanto la Coscienza quanto l’Arte.
Come nell’arte antica, questo universo di simboli così articolato e complesso si schiude al godimento di chiunque: anche qualora non si cogliessero tutti i variegati rimandi simbolici, riusciamo a partecipare della sua arte poiché questi simboli esprimono Noi e a noi parlano, poiché raccontano l’Umano e il Tutto, e la nostra appartenenza al Tutto, dunque non possono esserci estranei. La luce degli splendidi pastelli di Patricia illumina la nostra consapevolezza e la nostra anima.
Per ciò l’arte di Patricia è Jyotish.
Jyotish è un concetto dell’astrologia vedica: definito anche “l’occhio dei Veda”, Jyotish indica la Luce della Coscienza, ed anche la Luce del Signore, della Divinità. Noi partecipiamo di questa luce, siamo un tutt’uno con essa perché siamo un tutt’uno con l’universo.
Rappresentative di questo sono sicuramente le opere dedicate alla Madonna di Loreto, dove questa iconografia cara ai marchigiani diventa anche una Madre creatrice e tantrica, in collegamento con l’universo e le sue forze generatrici e di conoscenza. E ricordiamo che nelle litanie lauretane Maria è Mater Sapientiae!
L’Arte è Jyotish poiché illumina le nostre vite, la nostra Coscienza e la Conoscenza.
L’Arte di Patricia è totalmente Jyotish poiché permeata di questa consapevolezza cosmica che abbraccia il tempo e l’universo, che vede l’essere umano non solo come tutt’uno di corpo e spirito, ma anche tutt’uno con l’universo intero.
A ciò si lega un altro splendido concetto, lo swadhyaya: ossia lo studio di sé, che è parte dello Jyotish. La luce della coscienza deve andare di pari passo alla coscienza di sé, la luce che illumina di consapevolezza la nostra interiorità: come esseri umani siamo limitati e imperfetti, ma proprio in questa imperfezione siamo perfetti, poiché ci inseriamo nell’universo. Noi siamo nell’Universo e l’Universo è in Noi.
La nostra imperfezione, i nostri limiti, non sono veramente tali poiché ogni persona fa parte dell’unità perfetta del cosmo e della vita, di cui facciamo parte.
Di nuovo, in conclusione, affido alle commoventi parole di Patricia la definizione di questo approccio, che è l’essenza dello swadhyaya.
Sono fallita,
e ogni giorno che lavoro,
fallisco
perché ogni volta
che dipingo, o disegno
per esprimere
l’Inesprimibile
devo
per forza
fallire.
Testo critico dell’artista ROBERTO BONFIGLI
Visione o visionarietà? La pittura di Patricia Lee Nicholls è in quell’ onda dell’espressività che tocca svariati linguaggi.
In primis una profonda conoscenza delle filosofie Vediche e astrologiche la conduce verso una lettura della forma che polarizza un bidimensionale risaltato avvolte dal semplice segno, con dei passi di colore sfuocati e dall’uso di colori caldi che riempiono lo spazio senza troppo aggredirlo, lasciando al fruitore la capacità di entrare a leggere la parte intima e più visionaria dell’opera in modo che l’opera non diventi più un’oggetto compiuto ma che continui a restare nel cuore di chi la guarda.
La luce trasmessa dalle opere le viviamo a volte come un controluce senza dimensione e spazio, altri prendono corpo e il colore sfumato intorno a una sfera si addensa catturandone la forma.
In altri momenti le opere si arricchiscono di simboli di arcaica storia carichi di significato dipendenti su una illuminazione interiore in continuo mutamento senza essere dipendenti da nessun indottrinamento, facendo parte di una ricerca che permette la scoperta continua del mistero della vita.

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